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Vie di fuga

Ho capito alcune cose, in questi mesi, ponderando, riflettendo, contestualizzando. Poi ne ho capite altre, che son venute fuori improvvisamente, come le idee vincenti di una srategia di comunicazione (sotto la doccia, mentre butti la spazzatura, dal parrucchiere). Delle prime, quelle noiose che hanno a che fare con la razionalità e il compromesso e l'impegno, è abbastanza inutile parlare. Delle seconde, invece, è importante.
Per esempio ho capito che avere delle vie di fuga non significa voler fuggire. Ché tanto non serve avere una porta, una chiave, una botola da cui scappare. Se vuoi salti anche giù dalla finestra. Nulla di ferma, se vuoi andare via. Questa faccenda, considerate quante vie di fuga mi sono tenuta (e quante ne ho abbandonate) e quante ne ha l'Innominabile (e quante ne ha abbandonate), mi rasserena. L'idea che siamo due inquieti e un po' prudenti, ma anche sufficientemente testardi per aver lottato, faticato, arrancato ed esserci detti: lo vedi? Siamo qui. Ci amiamo.
Il che è un altro dei miracoli che mi accompagnano.

Pubblicato il 11/7/2014 alle 10.38 nella rubrica Diario.

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