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Soffitte

Se ad ascoltarti, a capirti, a starti accanto, a sostenerti non è il tuo uomo. Se è un altro. Perché il tuo, di uomo, è troppo impegnato a non affogare nei suoi problemi. Perché il suo baricentro è tutto lì, nel suo ombelico incasinato fatto di una costellazione di relazioni disfunzionali che non cambiano mai. E questo non gli permette di ascoltarti, di sostenerti, di capirti, di starti accanto.
E tu sei furiosa con lui.
Io sono furiosa con lui.
Che non si accorge di quanto sia sempre troppo vicina alla fuga. Di quanto i miei pensieri si facciano cupi e drastici e protettivi. Non prestare il fianco, non permettere di farti fare del male.
E invece dannatamente l'altro c'è. Mi guarda e mi capisce e anche se tutto è andato in malora riesce a starmi vicino, a farmi ridere, a non ironizzare quando ho paura, ma ad accogliermi, a consolarmi.
Insomma, alla fine siamo sempre allo stesso punto. A parte che forse dovrei decidere dove stare e dove stare bene.

Pubblicato il 3/12/2013 alle 10.8 nella rubrica Diario.

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