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ASTENERSI PSICOPATICI

Blog interdetto a necrofili, fascisti, omofobi, donne frustrate, noiosi, fidanzate gelose, misogini, amiche e amici delle donne frustrate, deficienti, democristiani, sgrammaticati, petulanti, sposati infelici, integralisti religiosi, beoti maschi, benestanti, paranoici, antiabortisti, mostri, bugiardi, mitomani, donnette, pseudo esseri, antipatici, ignobili, doppiogiochisti, permalosi, portatori di faccine, spammatori, esseri con le unghie nere, assenteisti, spergiuri, indossatori di bordeaux, scrittori di po' e di dà e di qual è incapaci, soggetti convinti che le scarpe debbano essere comode e servano per camminare.

Leggere questo blog non è un bisogno fisiologico! 
Ma crea dipendenza


Copyright by Uic & Sabbia.ilcannocchiale.it

 




L'amore (così almeno se lo figura lei) è roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda, uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce più del tennis!, da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi.

[G.B. Einaudi, Il giardino dei Finzi Contini]

Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che prima o poi l'avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo.

[A.B. Feltrinelli, Oceano Mare]

Ma lei è contento?
Molto. Anche se la contentezza è un lavoro. L'amore è un lavoro, e non è part-time. Roba da professionisti. L'amore è annoiarsi, sentirti dire non ti comporti bene, sei uno stronzo. L'amore è anche essere spenti, è sapere come si trasformano gli anni, che cosa diventa la passione, saperla riaccendere, saper convivere se si è spenta. L'amore è tanti cazzi, ma tanti...

[S.C. Vaniity Fair]

Gravity is not responsible for people falling in love.

[A.E.]

Mi riconosci ho le scarpe piene di sassi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti, gli occhi pieni di me.

[L.C]


Mano. La mia, almeno.         


 

Borsa. La mia, almeno.




- Scommetto che sei una ragazza di un certo tipo, - disse Checkers.
- Lo siamo tutte, - rispose Donna.
- Scommetto che sei quel tipo di ragazza che se sta camminando per strada e passa uno con una macchinazza e le urla qualcosa tipo 'Ehi, bella gnocca' non sorride nemmeno.
- Probabile.
- E scommetto che se quello diventasse volgare e dicesse che forse potreste combinare qualcosa, continueresti a non sorridergli. Saresti troppo sofisticata per lui.
- Giusto, di nuovo.
Checkers diede una manata al piano del tavolo. - Cristo! - esclamò a voce alta. Sembrava arrabbiato.
Donna ne fu sorpresa. Pensava stessero facendo conversazione.
- Cristo! - ripetè Checkers. - Ma chi cazzo vi credete di essere, voi donne?
Donna aggrottò le sopracciglia.
- Pensate che gli uomini siano raffinati? Pensate che moriamo tutti dalla voglia di farvi la corte? Di portarvi fuori a cena e di fare conversazione? Cristo! [...] Ma non capite? - Gli occhi di Checkers erano incollati a quelli di Donna. - Non capite proprio la perfezione di un 'Ehi, bella gnocca' detto da un uomo che non ha altro da dire?


[D.S., Einaudi, Baciarsi a Manhattan]




 

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I subumani
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18 gennaio 2011

Appuntamento con trauma (post più lungo dell'appuntamento)

Salgo in macchina, sorrido e non dico una parola. Infilo le mani sotto le gambe, sto tranquilla. Ho fatto un fioretto, quest'anno. Niente spezzare silenzi.
E siccome non dico nulla, lui si mette a parlare di tecnologia Apple. Dice: credo sia solo una questione di moda.
Io penso: ammazza che pensiero brillante e originale. Ma anche: Mic, dagli una possibilità (sarà il mio mantra fino alle 23 e 34).
E' così concentrato sulla moda Apple che sbaglia strada (e sono le nostre strade, Gesù! come fai a sbagliare? come?!). Dico: avevi voglia di fare qualche curva? Lui mi guarda e dice: forse hai ragione, ma allunghiamo solo un po'. Io penso: sì, un po', circa 15 km.
Si perde (anche) per le strade di Cabiate (che saranno sì e no 3 in tutto, vedi googlemaps) per portarmi nel locale che ha scelto. Cerca disperatamente un parcheggio vero per le 3 strade di Cabiate. Finiamo su uno spiazzo. Mi dice: secondo te qui possiamo lasciarla? A parte che quest'uso improprio delle persone verbali mi dà immediatamente i brividi, dico: beh, direi che puoi lasciarla qui. Non credo dia fastidio a qualcuno. E non vedo autoarticolati in manovra...
Ora. Stefano non ha riso una volta, una! guardate che si dicono e possono dire tantissime cose sgradevoli - e vere - su di me (peraltro chi non mi attribuisce un carattere indecente mi perplime sempre assai). Ma io sono divertente! ve lo giuro! Chiedete in giro! Cazzo, poche certezze, ma quelle scolpite nella pietra.
Comunque percorriamo i 20 metri che ci separano dal locale in perfetto silenzio. Vedi alla voce fioretto.
Entriamo (ah, ecco: pure il momento di sbattimento in cui siamo entrambi davanti alla porta e io ho le mani in tasca e lui forse si aspetta che apra io, ma non è per supponenza che non lo faccio. Non mi viene in mente. E manco a lui).
Il posto è una specie di birreria semistorica, ci sono i boccali personalizzati su una vetrinetta. Ci portano, credo, 7 o 8 liste diverse. Chiedo: sei un appassionato di birra? Lui risponde: Beh, abbastanza. Io allora dico (perché, diciamocelo: posso farmi anche lo sbattimento di leggere 7 o 8 menù di birre con relative descrizioni? No): hai qualcosa da consigliarmi?
Lui entra nel panico.
Inizia a sfogliare compulsivamente le liste (infinite) e a sudare copiosamente, tant'è che tira fuori un fazzoletto di stoffa per asciugarsi la fronte. Ma forse è il caldo. Ho un moto di tenerezza che dura circa 4 secondi. Poi dice: hai qualche preferenza? Io rispondo: non bevo weiss, pils e scure. Questo lo stronca. Ricomincia a sudare e ributta il naso (bellissimo) nelle liste. Eppure è facile, cazzo. Leva queste e ti rimangono bionde, rosse e doppio malto. Dice: ok, ci sono. Chiama la cameriera.
La birra che con un moto di genio ha scelto per me si chiama Blonde e qualcos'altro non c'è. Che sifga però: saranno 500 birre diverse. Lui sbianca e ne sceglie un'altra a caso. Ovviamente finisce che bevo una birra scura.
Cerco di aiutarlo malgrado il fioretto.
Io: bene, quindi tu suoni?
Lui: sì, il piano. Col mio gruppo facciamo jazz.
Porc. Io non so una mazza di jazz. Dico davvero. Potrebbero farmi delle supercazzole jazzistiche e non me ne accorgerei. Oltretutto ho una mia teoria sul jazz e il teatro, ma me la tengo per me.
Ha l'accortezza di non chiedermi se suono anche io (nel caso avrei risposto con una battuta volgare che ho risparmiato a lui e risparmio a voi). Chiuso il discorso musica.
Io: e fai qualche sport?
Lui: sì, sci di fondo.
Se potessi piangere, lo farei. Ve lo giuro. Lo sport che associa noia, montagna e fatica.
Io: ah, ehm... bello... ma ci vai spesso?
Lui: tutti i fine settimana.
Io: bene! ma da solo?
Lui: beh, sì.
Io: e non hai paura?
Lui: di cosa?
Io: non so, di farti male...
Lui: mannò|
Io: o di essere aggredito da un animale.
Ora: una persona con un minimo minimissimo senso dell'umorismo, avrebbe riso. Non avrebbe pensato: questa è cretina. Vi pare?!
Lui, serissimo: tipo quale animale?
Io: non so... uno stambecco, un cervo, un cinghiale, una poiana! Uno scoiattolo ebefrenico!
Zero. Mi guarda come fossi un'aliena. Pfff.
Lui: a te piace la montagna? Potremmo andarci.
A questo punto, non ho più bonus. Va bene, è veramente figo, altrimenti col cazzo che. Ha l'età giusta. Abita a 10 km da me. E' gentile. Ma la montagna no.
Io: beh, guarda. Sarò sincera anche se brusca. Preferirei andare a visitare un inceneritore.
Lui (sconvolto, ma con lo sguardo fisso sulla mia scollatura, tanto che non capisco se sta parlando a me o alle mie tette): nel senso che non ti piace?
Io: nel senso che se mi ci portano è per punirmi di qualcosa di gravissimo, come minimo.
Lui: ma nemmeno camminare?
Io: uh. Io cammino tantissimo, senza mai lamentarmi, solo se ho vetrine alla mia destra e alla mia sinistra.
Per un secondo penso: ora gli chiedo se ciaspola, così la finiamo qui. Mi maledico per aver lasciato la macchina a Cantù, dove è venuto a prendermi. Poi penso: dai, magari ama la montagna ma ha dei lati positivi.
Chiudo anche questo discorso.
Io: vivi solo?
Lui: no, con mia madre.
Cristosanto. Può esserci qualcosa di più lontano da me di un ingegnere 35enne (mica un bambinetto) fondista jazzista che vive con la madre?
Lui: sai, ci ho pensato, ma per ora è molto più comodo così.
Io, sarcastica: nel senso che ti fai stirare le camicie?
Lui: sì. Ma anche i miei fratelli che sono sposati portano le camicie a mia madre.
Non so a voi, ma a me è venuto in mente Psycho. Eddai cazzoooooo, ma cos'hai? 5 anni? sei un dirigente, hai 35 cazzo di anni e stai ancora sotto la sottana della mamma? Per non parlare dei tuoi fratelli?! Non oso immaginare le mogli. Mi fanno tenerezza solo a pensarci. Anche ora che ne scrivo, vi giuro: mi vengono i lacrimoni.
Sono quasi senza parole, ma come mi disse un'amica mille anni fa: ci credo che ci parli bene, tu riusciresti anche a parlare con la gamba di un tavolo.
Intanto mi sto autoflagellando per aver accettato un primoappuntamento con uno che ho visto sì e no 15 minuti da brilla al gelo.
Vorrei affrontare l'argomento politica per dargli la mazzata finale, ma ho come il sospetto terribile che lui si senta abbastanza simile a me. E' l'aria di lago che ottenebra le menti? O davvero io sembro una fottuta berlusconiana? Sapete che è uno dei miei più atavici crucci. In ogni caso, no. La politica potrebbe farmi spostare la sedia con calma, prenderla in mano e sbattergliela ripetutamente sulla sua testa.
Ma lui sembra coraggioso.
Lui: che ne pensi del referendum su Mirafiori?
E io a questo punto ho la netta sensazione che sia un cretino. O almeno che c'è una stracazzo di ragione se a 35 anni bello com'è è solo (con la madre).
Io: mmm... tu che idea ti sei fatto?
A sto punto la fossa scavatela da solo, ti pare?
Lui: spero ovviamente che vincano i sì.
E' in quel momento che sorrido e dico: scusami, sono molto stanca, ti spiacerebbe portarmi alla macchina?
Al ritorno grazie a Dio non sbaglia strada, quindi ci mettiamo 7 minuti al posto di 35. Ma se voi pensate che si sia toccato il fondo, sbagliate.
Arriviamo alla Uic's car e lui dice: che macchina, per una donna!
Io rimango zitta. Basta bonus, ho detto.
Però voi legittimamente penserete: visto l'andamento della serata, lui si sarà reso conto che nemmeno sotto tortura uscirei con lui un'altra volta? Certo!
Si vede quello che penso e che sento in ogni istante e immagino che da sempre faccia comodo a molti pensare di non aver esattamente colto i miei pensieri. Ma qui, anche senza scomodare la mia trasparenza, porcatroia, ci sono dei dati di fatto: non abbiamo nulla in comune. E inoltre, diciamolo francamente: a me non frega una stramazza di conoscerlo. Mi annoia solo l'idea, Gesù.
Invece Stefano proprio davanti alla mia macchina si rivela un completo deficiente e spegne il motore.
Io metto la mano sulla leva per aprire la mia porta ma non riesco a estrarre la borsa perché è incastrata tra i miei piedi e il sedile che è molto avanti (dev'essere che la mamma è una tappa).
Lui dice: aspetta.
Ed è lì che succede.
Contro qualunque logica umana, contro il buon senso e contro il buon gusto allunga una mano e mi prende la testa. Io disincastro improvvisamente la mia borsa (per inciso: è una borsa gigantesca, potrei nasconderci dentro delle persone) mentre lui con una manovra acrobatica mi mette una mano sulla nuca e avvicina la mia testa alla sua.
E' in quel momento che mi si parano davanti due possibili soluzioni: o gli do la testata che si merita e gli spacco il naso, godo del sangue che esce copioso dai suoi nari e lo lascio a dissanguarsi sulla sua auto. O prendo una craniata mai vista contro il vetro del finestrino mentre allontano con grinta la testa per evitarlo.
Vi lascio nel dubbio, sapendo che qualcuno si è fatto molto male.
E con una certezza: escludo nella maniera più assoluta di aver fatto cose tanto orribili da meritare che il cielo mi mandi giù un primoappuntamento così.








permalink | inviato da uic il 18/1/2011 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa

16 dicembre 2010

Grossi puntini di sospensione

Uno sconosciuto si siede al nostro tavolo.
Dopo 4 minuti.
Sconosciuto: ma lo sai? tu sei una Spice Girl.
Io: ...
Ilarità generale.
Sconosciuto: sìsì, Spice Girl.
Io: guarda che le Spice Girls erano 5.
Lamarti: essì, c'erano Mel B, Mel C, Victoria, Geri ed Emma.
Io: appunto. A quale di queste dovrei somigliare?
Sconosciuto: no, non mi sono spiegato. Tu sei una sintesi di Spice Girls.




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22 luglio 2009

effetto botola: uscire coi numeri dei radiotaxi di Milano memorizzati sul telefono

Uno: perché ora verrai a dirmi che le donne non guardano che macchina guidi.
Io: ...
Uno: o se hai un rolex.
Io: ...
Uno: o se fai le vacanze a Formentera.
Io: ...
Uno: o se conosci la differenza tra hang seng e xeno valute.
Io: ...
Uno: lo sai che potrei farti delle foto bellissime (ndb: è un fotografo, Uno).
Io: ...
Uno: ho già in mente il tipo di inquadratura. Dall'alto.
Io: guarda, non credo.
Uno: facciamo una scommessa: tu vieni a casa mia a cena e poi sono certo che a un certo punto ti alzerai dalla sedia e dirai: fotografami maestro.
Io: certo, ma ora devi proprio scusarmi. Purtroppo ho mal di testa. Non ti disturbare. Faccio una colletta fuori dalle Scimmie e prendo un taxi.




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10 aprile 2009

Ci sono atteggiamenti incomprensibili

Vi ricordate di Marco, il tipo che ho baciato con le mani in tasca, a cui ho detto che non volevo uscire con lui e via dicendo? Ecco, ieri, dopo un tot di tempo, mi è arrivato il seguente sms.
'Ciao micole (la diva) sono marco, il grafico... hai presente? Scusa se non mi sono fatto sentire, ci ho pensato molto e ho capito che mi è piaciuto parlare con te e il bacio... be è successo ed è stato bello, ma lo considero un episodio, ho preferito nn chiederti di uscire xche nn ho testa x frequentazioni, preferisco così, piuttosto che frequentare una persona tanto x fare... mi hai detto che apprezzi la sincerità e io... sono stato sincero :-)'

Io trovo alcune persone davvero esilaranti. E' stata la mia risposta.




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23 novembre 2008

Sì, è vero: hai gli occhi paurosamente blu, ma non basta

Verso l'una e mezza di sabato notte.
La spregevolezza è anche punirne uno per educarne almeno 10 (cioè quelli lì intorno).
Non s'è mai visto che un uomo sghignazzi di una ragazza che gli si è avvicinata (ok, lo ammetto: non particolarmente carina) per parlarci e mi guardi tra la folla e appena lei è distratta faccia gesti e espressioni disgustate. Voglio dire: un coglione così, quando poi lei lo lascia perdere (mossa intelligente) e si avvicina a me e a BB con l'aria dell'uomo vissuto che ha appena rifiutato una donna e ha l'espressione presuntuosa dell'ora sono pronto per voi, va solo preso a superlativi assoluti. E manco li ha capiti, i miei, secondo me. Io gli stronzi non li tollero più. E tutti quelli che posso li stronco a nome del genere Persone Titti.




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25 giugno 2008

truzzi al tavolo

Ieri sera al messicano con Legolas, ci si chiedeva: ma i truzzi vedono il mondo truzzo? truzzi si piacciono così? com'è il mondo visto da un truzzo? siamo truzze per i truzzi?
Sarà che i due affianco a noi, che cercavano inutilmente ma insistentemente di attaccare bottone, erano veri truzzi.
Alla quarta battuta sulla candela al nostro tavolo, a circa 4 cm dal loro (e quanto detesto i tavoli affiancati agli sconosciuti. Devo fare una lieve digressione: io e Legolas si stava parlando di banca dei cereali, pozzi, vaccinazioni, vermi nelle pance e adozioni a distanza. Oserei quasi dire che si trattava di un argomento serio anche per un truzzo. Invece no). Dov'ero? Ah, sì. I truzzi ci ascoltavano, suppongo senza capire il 70 per cento delle parole che le nostre colorite bocche pronunciavano, giocavano con le suonerie dei cellulari e non riuscivano nemmeno vagamente a sputacchiare qualche sensata o interessante frase. Vabbé, direte voi: cosa pretendi da due truzzi. E se per caso vi viene in mente che io sia classista o razzista o altro sappiate che sì. Tipo la categoria truzza non la reggo.
Comunque Legolas li ignorava palesemente, io ero stanca, incazzata, struccata e anche pericolosamente incline alla rissa, quindi non rispondevo per il bene comune alle occhiate provenienti dal loro tavolo e quindi da 4 cm da me.
Sopratutto perché ero a cena con un'amica e non avevo nessuna voglia di limitare le informazioni o il linguaggio o altro. Credo di aver persino detto 'sesso' e lei ha risposto 'tetta, mica pizza e fichi'.
Comunque alla fine Legolas si è alzata col suo consueto garbo e mentre se ne andava la candela che grazie al garbo era caduta accesa sulle tovagliette di carta, stava incendiando il tavolo.
Allora con enorme flemma ho spento a mani nude il fuoco (senza nemmeno farmi male).
I due truzzi mi guardano, si guardano tra di loro e mi dicono: voi due donne siete tutte un fuoco.
Prendo la borsa senza degnarli e raggiungo Legolas alla cassa.
Quindi i truzzi non si accorgono della differenza tra truzzità e normalità.

4 maggio 2008

Subumani a Peschiera

- Porca puttana ora ti calmi, accosti e chiediamo informazioni, checcazzo, finisce che girando a vuoto mi fai perdere il treno!
Ditemi ora e subito quanto è tipico degli uomini pensare di essere un tomtom vivente che ingarra la strada giusta per illuminazione divina. Piuttosto che chiedere informazioni si aspetta l'epifania del messia che dice: sei arrivato a destinazione.
Comunque mi sdilinquisco in un sorriso arbitrariamente accattivante e mi rivolgo a una ragazza e un signore che stanno potando una siepe sulla strada. Mi disappuntisco (se esiste) constatando che la ragazza non sa dove sia la stazione di Peschiera del Garda a 12 minuti dal mio treno.
Ma la fanciulla non si perde d'animo (e soprattutto mi evita l'ovvia e sempiterna recriminazione sulla scelta del passante cui chiedere informazioni) e domanda al signore che sta potando la siepe con una roba elettrica, di spegnere e di ascoltarmi.
Evviva.
- Mi scusi, saprebbe dir...
- No, un momento.
- Cos...?

- Per prima cosa accostate più avanti che qui è pericoloso.
(Guardo avanti, poi indietro, quale dannato pericolo dovrebbe esserci? Che una papera del Garda migri dall'acqua fino alla strada e ci tamponi? Mah: Comunque l'ìInginf - già sulla via dell'irritazione - sgomma e accosta).
- Mi scusi, saprebbe dirm...
- E' straniera, lei?

Ora: sembrassi una straniera potrei anche vagamente considerare la coerenza della domanda, tipo una volta a Chiasso dopo aver passato il pomeriggio in piscina, io e Vera eravamo state fermate dal doganiere ticinese convinto che lei fosse preda della tratta delle  schiave slave. E in effetti lei sembrava straniera, ma io no, a meno di non considerare che non sono oriunda veneta (...). Siccome però il tempo corre e pure il mio treno, sorrido e dico:
- Sì, sono lombarda. Dov'è la stazione?
- Ah, la stazione.

Sei secondi di silenzio.
- Scusi! Allora, la stazione?
- Sì.

Tre secondi di silenzio.
- Allora, fate inversione e andate fino allo stop....
- ...
- Allo stop...
- Sì?! Allo stop?
- A sinistra.
- Ok, poi?
- Poi costeggiate il parcheggio e arrivate a una rotonda.
- Ok.

Sette secondi di silenzio.
- Alla rotonda...
- Alla rotonda?

Mi guarda e sorride sotto i baffi.
- Lei sa cos'è una rotonda?
Mi volto verso l'Inginf chre per questa conversazione sta sudato a tutta randa, e rido. Proprio non ce la faccio a voltarmi verso il signore che mi sta chiedendo se so cos'è una rotonda. Rido, rido.
Risponde l'Inginf.
- Sì, sa cos'è una rotonda.
- Ecco, quando ci arriva, faccia come se non esistesse.
- ...
- Ha capito?
- Mi sta dicendo con una perifrasi che devo andare dritta?
- Sì, ecco.

L'Inginf mette la prima e fa l'inversione mentre io sono soffocata dal ridere, tanto che dopo, in treno, costretta tra il cesso e gli scalini della carrozza, tra due inglesi e una coppia in crisi, mi è venuta pure l'asma.




permalink | inviato da uic il 4/5/2008 alle 21:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa

30 ottobre 2007

subumani sempre e per sempre

Accedo a skype, Alessandro vuole parlare con me.
Copincollo.
A: ciao. Micol è un nome bellissimo.
Uic: ciao cosa? Mi passi i file per controllo? E cosa c'entra il mio nome, scusa?
A: e come te lo passo il file? Mi sa che mi stai confondendo...
Uic: scusami, pensavo fossi un'altra persona, non parlo con gli sconosciuti. Ciao!
A: 'petta (.........) ma non ti mangio ne cerco di incontrarti ne altro (NOTATE IL NÉ NON ACCENTATO) parliamo e basta, mica ti sbrano.
Uic: vabbé, ciao, eh
A: che stronza, quanto tela tiri (TELADOIOLAFERRARI) ma credi di avercela solo tu la figa?!
Uic: mavaffanculoproprio.





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permalink | inviato da uic il 30/10/2007 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

30 giugno 2007

gli uomini troppo parlano e troppo scordano

Verso le due di ieri sera, al Cube, il maschio italico con camicia bianca aperta su petto perfettamente depilato, il maschio italico del "tengo il tuo cuore tra le mie mani come una bambina abbraccia il suo orsacchiotto", mi ha detto senza guardarmi: io non ci parlo con le menti chiuse.
E io che ci avevo parlato nonostante fosse "fascista così"!
Ma il maschio italico "tengo il tuo cuore tra le mie mani come una bambina abbraccia il suo orsacchiotto", no.
Non l'avrei mai fatto se Legolas m'avesse raccontato, prima di parlare dell'Assessorato alla moda appena istituito dalla giunta comunale, dell'orsacchiotto.




permalink | inviato da uic il 30/6/2007 alle 13:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

20 novembre 2006

ambo di subumani

Era da un po' che nella mia vita non si affacciavano subumani, così la mia e la vostra rubrichina preferita è rimasta a lungo priva di esperienze con tali soggetti.
Ma sabato sera ho vissuto almeno due situazioni Uic versus (o featuring) Subumani.
Vicino casa di Almalù, una e trenta circa
Sto allegramente guidando con affianco la Tartaruga e sul sedile posteriore un per niente rampante (e quindi molto simpatico) avvocato milanese. E' dalle 15 e 30 che sono in macchina. Da quando Pop mi ha chiamata e mi chiesto dove io fossi, visto che c'era la presentazione del suo libro di lì a pochi minuti. Io ho i capelli bagnati e l'accappatoio e sono a 50 km da Milano e sono convinta che sia la sera. Arrivo alla presentazione che siamo ai saluti, ma incrocio un tipo affascinantissimo francese. Io la Tarta finiamo ad una cena a base di pesce infinito. Finché non arriva l'sms di G come Genio che ha mollato sulla mia macchina No Compromise e in qualche modo glielo devo fare avere.
Comunque, scusate la digressione, sto guidando e al semaforo mi si accosta una Jaguar (credo).
Nell'abitacolo quattro o cinque più che cinquantenni.
Uno abbassa il finestrino, biascica qualcosa che non sento, ma mi volto. La mia è la faccia da Uic. La sua è la faccia di un pappone che cerca una troia russa, possibilmente. Tira fuori la lingua e si umetta le labbra guardandomi.
Segue lunga imprecazione dell'avvocato.
Forse avrei dovuto inseguire la macchina, bloccarla in un vicolo cieco, trasformarmi in wonder woman, tirare fuori dalla Uic car il cric e spaccargli la testa. Ma sarebbe stato uno sbattimento.
Corso XXII Marzo, ore due circa.
Una volta finalmente conclusosi l'argomento pappone in cerca di troia russa, che ha allietato il percorso nel traffico notturno milanese, mi si accosta al semaforo un'altra macchina. A bordo ci sono un po' di ventenni. Mi urlano: scusaaaa e io abbasso il finestrino. Il tipo mi guarda e dice: ma per il centro?
Io: sempre dritto.
Svolto e la Tartaruga dice: ma ti sembra una domanda da fare? ma che cosa significa: centro? centro dove? quale centro?
L'avvocato s'infila tra i due sedili come un bambino e mi dice: cazzo se rimorchi.
Io penso e dico contemporaneamente alla Tartaruga: embé, chetticredevi?




permalink | inviato da il 20/11/2006 alle 9:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa
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