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ASTENERSI PSICOPATICI

Blog interdetto a necrofili, fascisti, omofobi, donne frustrate, noiosi, fidanzate gelose, misogini, amiche e amici delle donne frustrate, deficienti, democristiani, sgrammaticati, petulanti, sposati infelici, integralisti religiosi, beoti maschi, benestanti, paranoici, antiabortisti, mostri, bugiardi, mitomani, donnette, pseudo esseri, antipatici, ignobili, doppiogiochisti, permalosi, portatori di faccine, spammatori, esseri con le unghie nere, assenteisti, spergiuri, indossatori di bordeaux, scrittori di po' e di dà e di qual è incapaci, soggetti convinti che le scarpe debbano essere comode e servano per camminare.

Leggere questo blog non è un bisogno fisiologico! 
Ma crea dipendenza


Copyright by Uic & Sabbia.ilcannocchiale.it

 




L'amore (così almeno se lo figura lei) è roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda, uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce più del tennis!, da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi.

[G.B. Einaudi, Il giardino dei Finzi Contini]

Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che prima o poi l'avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo.

[A.B. Feltrinelli, Oceano Mare]

Ma lei è contento?
Molto. Anche se la contentezza è un lavoro. L'amore è un lavoro, e non è part-time. Roba da professionisti. L'amore è annoiarsi, sentirti dire non ti comporti bene, sei uno stronzo. L'amore è anche essere spenti, è sapere come si trasformano gli anni, che cosa diventa la passione, saperla riaccendere, saper convivere se si è spenta. L'amore è tanti cazzi, ma tanti...

[S.C. Vaniity Fair]

Gravity is not responsible for people falling in love.

[A.E.]

Mi riconosci ho le scarpe piene di sassi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti, gli occhi pieni di me.

[L.C]


Mano. La mia, almeno.         


 

Borsa. La mia, almeno.




- Scommetto che sei una ragazza di un certo tipo, - disse Checkers.
- Lo siamo tutte, - rispose Donna.
- Scommetto che sei quel tipo di ragazza che se sta camminando per strada e passa uno con una macchinazza e le urla qualcosa tipo 'Ehi, bella gnocca' non sorride nemmeno.
- Probabile.
- E scommetto che se quello diventasse volgare e dicesse che forse potreste combinare qualcosa, continueresti a non sorridergli. Saresti troppo sofisticata per lui.
- Giusto, di nuovo.
Checkers diede una manata al piano del tavolo. - Cristo! - esclamò a voce alta. Sembrava arrabbiato.
Donna ne fu sorpresa. Pensava stessero facendo conversazione.
- Cristo! - ripetè Checkers. - Ma chi cazzo vi credete di essere, voi donne?
Donna aggrottò le sopracciglia.
- Pensate che gli uomini siano raffinati? Pensate che moriamo tutti dalla voglia di farvi la corte? Di portarvi fuori a cena e di fare conversazione? Cristo! [...] Ma non capite? - Gli occhi di Checkers erano incollati a quelli di Donna. - Non capite proprio la perfezione di un 'Ehi, bella gnocca' detto da un uomo che non ha altro da dire?


[D.S., Einaudi, Baciarsi a Manhattan]




 

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4 novembre 2010

Non è un Paese per donne, questo qui.

Prodotte in serie nasi bocche culi tutti uguali, la diversità è impossibile, la diversità è un errore e un orrore della natura, la diversità di schernisce si sbeffeggia si mette via. Corriamo tutte a rifarci i piedi e gli zigomi che tanto pure se vuoi fare la cuoca devi essere figa, casomai ai clienti maschi dispiacesse che a cucinare per loro sia una diversamente bella.
Svestite nude in versioni pornografiche a qualunque ora e lo dico io che non ho nemmeno una maglietta accollata, che ho sempre pensato fosse importante essere naturali e piacersi quando ci si copre. Ma dai, è verosimile che io debba sorbirmi ovaie e uteri in tv continuamente? Una visita ginecologica costante, una ginnastica da apri le cosce e chiudi le cosce perpetua. Lo voglio dire: a me dell'utero di ninamoricbelenraffaellaficofrancescacipriani non me ne frega niente! Vi sembra normale che la soluzione sia o non guardare la tv o guardare la tv svizzera?
Umiliate offese dal ruolo assurdo di puttane. Niente escort e accompagnatrici: basta con questo linguaggio perbenista ed edulcorato che non ha significato. Ti pagano perché ti metti a quattro zampe? Allora stiamo parlando di battone e zoccole. Uguali uguali a quelle che si trovano per strada, ma quelle, poverette. Quelle anche che se prostitute voglio vedere quand'è che un ministro si prende a cuore i loro casi giudiziari. Basta con le definizioni diversamente corrette. Qui ce n'è solo una: a me non m'hanno mai pagato per fare sesso, non mi hanno mai promesso cariche o favori o niente. La differenza tra una puttana e me è che io se faccio sesso è per il piacere di farlo. Fine, stop.
Rese cretine o fighe di legno, io davvero trovo inaccettabile, mi fa incazzare come una belva veder le donne sorridere sornione a frasi grevi e volgari che vorrebbero essere un complimento e che non-lo-sono. Cristosanto. Non-lo-sono. Non lo sono se stiamo facendo una riunione e tu sei un capo o un cliente. Non lo sono se non siamo amici o amanti. Non lo sono se ho 30 anni meno di te. Non lo sono se sei un prete, un poliziotto, un capo. Non lo sono se dalla mia reazione deduci che sono cretina o acida. Chi ha dato questo comandamento secondo cui devo accettare tutto quello che mi si dice sorridendo come una scema? E chi l'ha detto che se faccio notare che non sono tua sorella e ti invito a rivedere le cose nella giusta distanza, allora sono una figa di legno? Caro-il-mio. A me i complimenti piacciono, sailcielo quanto. Ma non da te.
Stroncate stancate esauste dalla lotta. Lotta per essere indipendenti, colte, per non lasciarsi andare alle fragilità, per dimostrare che si vale, che si ha il diritto fare. E anche di non fare. Siamo cresciute, noi donne, con l'idea che se ce la fai, se sei brava, se sei brillante, allora lavori-lavori-lavori. Così se per caso decidi di fare la mamma e la casalinga, apriti cielo. Tutto un giudizio interno alle donne, una condanna inappellabile. Ma in realtà è una condanna sciocca e sterile e sai perché condanniamo? Perché ci vediamo con gli occhi degli uomini. Mica tutti, grazie a dio. E con gli occhi degli uomini pensiamo di aver finalmente sottomesso e riportato alla condizione naturale di sudditanza, di donna-in-cucina. Con gli occhi degli uomini (certi uomini) vediamo le madri perdenti.
Svilite snervate irrise nell'intelligenza. Mai come ora è stato un handicap. Mai come ora saper fare qualcosa di più che leggere-scrivere-far di conto è stato considerato un fastidioso accessorio. Meglio le furbe e le furbette, ché se ti sottrai a certi schemi e a certe proposte, mica sarai intelligente? Chi rifiuta un posto in una lista bloccata? Chi rifiuta di essere guardata osannata desiderata? E poi, in ogni caso, se sei solo intelligente, non va bene. Devi aggiungerci delle tette antigravitazionali, delle gambe chilometriche e il naso allinsù. Sono intelligente mica basta, e andiamo! Dove vai se sei bruttina e brillante? Strano che non abbiano ancora pensato di rinchiudere in un lager quelle brutte e magari quelle brutte e non intelligenti. Non capisco proprio com'è che ancora non ci abbiano riflettuto. O forse un lager già c'è? E dico: non basta mai? Dobbiamo essere capaci di sostenere una conversazione colta, gestire casa-amici-figli, avere un lavoro ben pagato e di responsabilità, aspettare il proprio uomo con tutine di lattice e tacchi a spillo la sera e piacerepiacerepiacere a tutti? E poi?
E poi io mica voglio piacere a tutti.
Per questo l'Italia non so più se sia il mio Paese.
Perché mica è un Paese per donne, questo qui.




permalink | inviato da uic il 4/11/2010 alle 8:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

26 giugno 2009

Nooo, tu sei la famosa Fatina delle tette

Ieri a Milano c'è stato il temporale. A me piace il temporale, ma voi lo sapete che i fulmini colpiscono ogni anno 10.000 persone? E che in Lombardia ne cadono circa 98.000? E' incredibile che non conosca nemmeno un fulminato.
Pioveva, dicevo. A Milano direbbero che pioveva di maledetto. Fuori dal locale si ballava sotto la pioggia. Si girava sui pali dei lampioni, si rubavano gli ombrelli ai passanti. La gente è matta, sai. Forse troppo insoddisfatta. Ci fosse stato un intellettuale con ogni probabilità avrebbe detto idioti.
A me invece facevano tenerezza, ma era l'alcool.
Mentre stavo rintanata sotto la tenda parà.
Lui si avvicina e dice: ti stai bagnando?
E io che sono brilla ma comunque sempre io dico: non in maniera significativa.
E lui ha dovuto ripetere la frase due volte, perché non ci potevo credere.
Ma ha detto: solo perché non hai ancora trovato un uomo come si deve.




permalink | inviato da uic il 26/6/2009 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (43) | Versione per la stampa

18 giugno 2009

le rape e i mentalismi

Non è che sia stata un'epifania, per carità. Nelle Benevole, Aue dice che se ogni giorno riuscissimo a produrre anche una sola idea vera, originale, intelligente, saremmo a cavallo. Dice che fondamentalmente produciamo o ci ripetiamo in stereotipi. E ha ragione. Peccato che questo libro me l'abbia consigliato Lo Stronzo Perfetto, che caragraziacara non sono vendicativa. Per dire.
Ma comunque.
A conti fatti non so se sia stata una rivoluzione nella mia giornata. Anche perché sono giornate in cui assomiglio più a una che fa, piuttosto che a una che pensa. Ma questa è un'altra storia che mi lascia frustrata e stanca. E politicamente non ne parliamo nemmeno.
Dicevo del mio pensiero.
Ma voi avete idea di quante balzane seghe mentali riesca a produrre il mio piccolo cervello biondo? No, chiaramente. E l'idea della sega, dell'arnese, intendo, ha senso perché rende bene il meccanismo che genera e riproduce infinitamente il pensiero: un andare avanti e indietro inutile.
E allora ok, sono una donna media e ho una media coltivazione di seghe mentali. Ad alcune di queste tengo persino, anzi direi di più: alcune le amo.
Non ora, però. Ora faccio più che penso. Ora non ho molto tempo.
Il problema serio, invece, è che le induco negli altri.
Una pensa: esco con uno che ha il cervello paragonabile a un calorifero d'estate e il testosterone che gli obnubila qualunque funzione cerebrale e sto tranquilla.
Oppure una pensa: sto baciando uno sconosciuto con le mani in tasca e ho sonno e penso alle rate del mutuo e lui in quel momento non si scompone e sto tranquilla.
O ancora, una pensa: sì, se vedo questo qui alle 18 poi ho il tempo di tornare a casa, rendermi presentabile e passare dall'architetto, poi andare a cena con le mie amiche e fare benzina sulla strada del ritorno e lui, che lo sa, sembra fregarsene e quindi sto tranquilla.
Ora, se volete faccio un rapido excursus dei flirt (termine generico e non impegnativo, benché con alcuni ci sia stato impegno eccome) che ho avuto da ottobre fino ad ora.
Diciamo sei.
Qui ho lasciato traccia, grazie alle mie abilità criptiche, di uno solo, fondamentalmente. Ah, sì, beh, forse due. I lettori più attenti, chiaramente, li avranno beccati tutti e sei, ma non è questo il punto.
Il punto è che queste sei persone sono riuscite, pur essendo in maggioranza intelligenti e brillanti e con un miliardo di pregi (ma non abbastanza), a farsi fagocitare dalle mie seghe mentali producendone a loro volta una quantità ingestibile. In-ge-sti-bi-le. Uno ti sembra una persona normale e invece no. Io, per esempio, dico: non sono sicura. Una mia sega mentale elementare. E invece, a domino, dagli uomini ne arrivano un miliardo. Per esempio uno ti manda sms che recita 'a cosa pensi'. Ti dice cose come 'non me la sento di parlarti'. Ti scrive mail che raccontano di quanto 'noi siamo una cosa a parte, inspiegabile'. Ti confida che ha un rapporto irrisolto col padre e quindi è un coglione con le donne. Ti scrive 'avrei voluto chiamarti, ma è meglio di no'.
Tutte robe femminili, a volerla dire tutta. Robe che partorisce senza colpo ferire un cervello biondo. Ma uno maschile, diamine! Gli uomini non erano quelli del pensiero lineare e basico?
Non erano maschi alpha 'rutto-mangio-trombo-guido-gioco alla wii'?
E se poi voi li vedeste, questi qui, tutti in fila come nei confronti all'americana, non dareste due soldi alla loro capacità di introspezione e di complicazione della vita. Davvero. Pensereste: guarda che figo sto qui e che inquietante quest'altro. E anche: questo mi sembra una faccia conosciuta. E ancora: questo, dai! Non può essere un segamentaiolo, al massimo sa firmare con una ics.
Sembrano persone normali, insomma.
E forse lo sono e la colpa è mia, che riesco a tirar fuori anche da una rapa una sega mentale.
Son capacità, eh.

10 giugno 2009

bois

Io: mi hanno offesa, l'altra sera.
AM: cosa ti hanno detto? ameba?
Io: no. Mi hanno detto f.d.l. e sono ancora sotto shock.
AM: vabbè ma è palese: lo sei. Pensavo non ci fosse un dibattito a riguardo.
Io: ............
AM: è un po' come ridiscutere l'Olocausto. È successo, ora andiamo avanti.
Io: ....
AM: il tuo atteggiamento mentale è di legno, non la dai, fai la difficile, selezioni su base imperscrutabile, spesso sei eccessivamente pignola.
Io: guarda che è diverso, io non voglio nessuno.
AM: arridaje, si ricomincia da zero. Pensavo avessimo superato ‘sta fase: tu vuoi qualcuno, non ingannarti. Magari non qualcuno per tutta la vita, ma qualcuno per provare nuove posizioni acrobatiche, quello sì. Un artista, un acrobata, un uomo da circo. Vabbè no, magari l'uomo da circo no.
Io: .......
AM: oh io cercavo di essere simpatico, affettuoso, mi stai trattando malissimo. Eri la mia compagnuccia di sbornie e ora sei diventata un qualsiasi vicino un po' rompicoglioni, un po' figa di legno, di quelli che se gli sgrulli la tovaglia sul terrazzo ne fanno un caso alla riunione di condominio.
Io: certo. Io sono così.
AM: comunque, incredibile, chi è che ha colto così bene la tua natura? chi è questo Degas, questo impressionista, questo artista della parola che con un colpo rapido di pennello ha catturato la luce che ti attraversava e ha dipinto il suo piccolo dejeuner sur l'herbe, "figue de bois", artista sconosciuto, esposto al Quay d'Orsay a Parigi valutato sui 2 milioni di euro?
Io: sto per minacciarti.
AM: io ti avverto: in questo momento ho la sindrome di Stendhal davanti al figue de bois impressionista.




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25 maggio 2009

tre cose prima di tornare

Tre cose velocissime che ho una settimana delirante e siamo solo a lunedì, a Milano fa un caldo porco schifoso e umido e io sono in giro con il tailleur e ho una fiacca al piede sinistro. E un umore indecente.
La prima è che il bancario che si è aggiudicato il mio mutuo è di una bruttezza disorientante, nel senso che essendo strabico non so dove guardare quando mi parla. Poi sputa e ha una stretta di mano da pezzo di stoccafisso sotto sale. E anche i fondi di bottiglia e una serie di nei e lo sapete che mi impressionano le robe della pelle. Ciodetto, siccome la sua bruttezza è inversamente proporzionale allo scarso ladrocinio (nel senso che questa banca è meno truffaldina delle altre), credo farò armi e bagagli da Corrado Passera e passerò all'entroterra toscano. E, voglio dire, Corrado Passera non è proprio un pezzo d'uomo. Ma non posso dilungarmi sull'argomento, visti i natali di Corradino.
La seconda cosa che quasi mi stavo per scordare è che ieri mi è arrivata una raccomandata dalla Polizia municipale della capitale morale d'Italia. Sapete che sono ansiosa preventivamente e per questo mi serve un uomo (serve è il termine corretto) che mi dica robe come 'non ti preoccupare', 'vedrai che è una cavolata', 'certo che prendi un casino di multe, eh'. Invece non ce l'ho un uomo razionale, sono solo attorniata da... vabbé, lasciamo perdere che un paio leggono pure qui. Dicevo, non ho un uomo razionale, così mi toccano gli amici. Ma porcaputtanalaeva, uno degli amici, ieri sera, mi ha angosciata talmente tanto (insultandomi anche con uno 'scema preconcetta', ma su un'altra questione) prospettandomi ritiri della patente, punti che cadono come le olive durante la raccolta e carcerazione preventiva, che stanotte quasi non ho dormito. Invece era solo un fottuto transito in una zona a traffico limitato (via Paolo Sarpi, chi ha orecchie per intendere INTENDA). Rispetto alle migliaia di euro che preventivavo stanotte, 86 limortacci euro mi sembrano un lusso.
La terza cosa è che sono arrabbiata con te, tantissimo, tanto che non te lo puoi nemmeno immaginare. Perché noi due eravamo noi due, cazzo. E se a te sembra normale dopo tutto questo tempo sparire così, solo per una discussione un po' accesa, ecco, io non lo trovo giusto. Altro che Hermann Hesse e manoscritti e scale salite da ubriaco e 'io sono completamente avvinto da te'.  Sono arrabbiatissima e nemmeno so se posso imporre la mia rabbia, se posso prenderti e scrollarti come un albero a primavera. 




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22 maggio 2009

22 maggio 1992

Perché hai quelle ciglia lunghissime e le sbatti solo con ironia e quando ridi ti manca il fiato e vai in apnea. Perché non mi somigli per niente, carattere compreso, e vorrei avere la tua dolcezza e il tuo sedere. Perché non sai le parole difficili e mi chiami al telefono come fossi un vocabolario. Perché quando ti arrabbi con qualcuno che è scorretto gli dici 'sei proprio un maleducato' e perché hai una voce cristallina. Perché hai dei piedi bellissimi e le gambe lunghe e pochissima cellulite ma di qualità, visto che ti ingolfi di kinder delice. Perché sei una sega a educazione fisica e ami l'inglese e la matematica. Perché quand'ero fidanzata continuavi a dirmi 'sbrigati a fare un bambino' e, ora che non sono fidanzata, anche. Perché la mattina ti lavi i capelli e mi rintroni col phon e poi vieni a salutarmi e mi racconti i sogni mentre io sto ancora dormendo. Perché la sera, ogni sera vengo a darti un bacio e a rimboccarti le coperte. Perché hai un nome strano come il mio e mi rubi le sigarette e poi manco sai fumare e non aspiri. Perché hai le tue paure, ma le affrontiamo insieme, sempre, perché siamo sorelle. Sorelle in un modo che è solo mio e tuo. 




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18 maggio 2009

the end (è una storia allegra, mica triste)

Io sono una di quelle donne che si innamora l'ultimo minuto dell'ultimo giorno. A volte anche dopo, quando è già tutto andato e partito. Dev'essere quel soffio di tragedia che mi piace da sempre.
L'avrei baciato fino alla fine del mondo, in piedi davanti alla porta della sua stanza. E non ho grandi giustificazioni, a parte che ci sono interstizi nel sentire che si aprono e si chiudono così, senza per forza dover dare un senso. Lui mi chiede se voglio bere qualcosa in camera sua, io dico di no, che vorrei andare a dormire. E allora lui mi guarda, mi bacia ancora e appoggia la sua fronte sulla mia. Io dico goodbye mentre lui mi dice 'se vuoi bussare alla mia porta stanotte, io ti aspetto sveglio'. Entro in camera, mi levo il vestito da sera e penso che se mi avesse presa per mano e trascinata, se non avessi dovuto scegliere cosa fare sul ciglio della sua porta, ecco, sarebbe andata in maniera diversa. E forse non avrei ancora le farfalle allo stomaco.
Per le successive due ore che mi separano dalla sveglia penso a quanto sarebbe facile alzarmi e bussare alla sua porta.
La mattina, prima di andare via verso l'aeroporto, trovo un suo biglietto alla reception.
C'è quella frase che un uomo dovrebbe dire a una donna per colpirla.
Assolutamente.
Infatti sono certa che mi ricorderò sempre di lui.




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18 maggio 2009

baciarsi sul pianerottolo

Eravamo a me che dicevo buona serata.
Ma il mio karma è veramente positivo, sicché l'olandese mi dice 'ti accompagno'. E il belga dice 'no, ti accompagno io'. Ma, e qui entra in gioco un culo pazzesco, l'olandese tira fuori dal portafogli la card che apre la porta della sua stanza in albergo. Lui sorride, io sorrido. Si gira verso il belga e dice 'io e Micol dormiamo nello stesso albergo'.
Io penso che Dio esista.
Il belga, che grazie al suo karma negativo sta in un albergo dall'altra parte di Santiago, mi chiede scusa un minuto, prende sotto braccio l'olandese e iniziano a parlare a una velocità supersonica in fiammingo. Io, stranamente, non capisco. Ma intuisco il dialogo, ecco.
Il belga mi saluta contrariato e l'olandese, appena voltato l'angolo, sotto una pioggia leggera e fastidiosissima, ormai a notte fonda, si toglie la giacca, me la mette sulle spalle e mi prende per mano. Io sono sempre più incantata e cammino a due metri dal suolo. Mentre passeggiamo mi parla e sorride e io ormai non ho voglia di ascoltare. Mi dice che lui vive senza pensare al giorno dopo e altre minchiate così, che confermano solo che a qualunque latitudine gli uomini credono di avere un potere che non hanno. Ma non mi lascio annoiare, anzi, dico proprio you are boring. Non so se sia corretto, ma capisce e tace.
Saliamo in ascensore, io ormai sono distrutta, appoggio la schiena alla parete, lui si avvicina e mi prende una ciocca di capelli fra le dita. Ha un profumo che mi sconvolge completamente, ma l'ascensore arriva troppo presto e scopriamo di essere allo stesso piano. Di più, a dividerci, come dice lui, c'è solo the wall.
Io penso che ho le farfalle allo stomaco mentre mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Io mi sento come se non vedessi più niente e fossi solo completamente da un'altra parte dell'universo.
Poi mi bacia sulla fronte, apre la porta della sua stanza e mi fa segno di entrare.

A fra poco l'ultimo capitolo.




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18 maggio 2009

il mio karma positivo

Eravamo rimasti a lui che mi accarezza i capelli sul pullman, come alle medie. E in realtà io mi sento esattamente lì, con lo stomaco. Finché alzo sbadatamente lo sguardo, mentre gioco con la sua mano in una posizione estremamente scomoda, e vedo il mio albergo. Ormai sono le 3 e mi sembra una specie di miraggio, anche se mi chiedo: e ora? e anche: come diavolo faccio a lasciare questa mano?
Ma ci pensa lui. Dice 'andiamo a bere qualcosa'. Solo che si aggregano l'amico belga e mio padre. Non so se rendo. I tre uomini parlano allegramente per tutto il tempo e finiamo in una serie di locali stracolmi di gente. Lui cerca di ubriacarmi, mi prende la mano di nascosto, robe così. Poi mio padre vivaddio se ne va a dormire e rimaniamo io, l'olandese e il belga. L'olandese mi sussurra all'orecchio 'vado a prendere le sigarette' e se ne va per cinque minuti. Quanto basta perché il belga mi faccia una specie di dichiarazione, sempre in inglese, a cui io rispondo con un 'no, thank you', ma non posso articolarla, perché mi mancano le parole e anche la voglia. Quando l'olandese torna, io mi sto districando da un abbraccio del belga. La situazione è vagamente ridicola e dico 'bene, buona serata, divertitevi'.
Ma ho il karma positivo.


To be continued...




permalink | inviato da uic il 18/5/2009 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

18 maggio 2009

e sembra un angelo

Ha un nome impronunciabile, lui, lo capisco solo quando mi dà il suo biglietto da visita. E' allegro, non si scogliona per il mio inglese e mi offre la sua giacca quando andiamo fuori a fumare. D'altra parte io indosso un vestito da sera che peserà sì e no 7 grammi. Io sono come incantata. Certo, ha alcuni lati negativi, tipo per esempio che sta a Utrecht e ha una figlia di 7 anni dall'ex compagna. Ma io sono incantata. Sul pullman che verso le 2 porta a casa tutta la congrega di psicologi, lui si mette negli ultimi posti, come alle medie. Sta lì con il suo collega belga, di cui non vi parlerei se non avesse una certa rilevanza, sul lungo periodo. Io sono dall'altra parte con mio padre che parla di burnout con un collega neo zelandese. Mi alzo e raggiungo i due e mi siedo esattamente dietro di lui. Il che, sappiatelo, non è tanto da me. Ma ero incantata. L'amico mi chiede cosa dovrebbe dire un uomo per colpire una donna e io con il mio spiccato senso della lingua e dopo una serie spaventosa di brutture ortografiche e sintattiche e tutto il resto dico 'una cosa che lei non abbia mai sentito'. E anche questa frase tenetevela, che torna utile. Mi infilo nel racconto di una fiaba, della mia fiaba preferita. Io in italiano con loro che traducono. Una roba spettacolare. Anche perché la fiaba parla sì di principesse e di mariti, ma anche di noci, mantelli di pelliccia e pelle d'asino. Insomma, un casino. Quando finisco appoggio la testa sul sedile e lui, l'olandese, fa quello che si faceva in gita. In gita alle medie. Io lo sapevo, ci speravo e lo desideravo anche. Inizia ad accarezzarmi i capelli. Per 35 km mi accarezza di nascosto i capelli. Mariasantissima.

To be continued...




permalink | inviato da uic il 18/5/2009 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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