.
Annunci online

 
uic 
Meglio rissose che alghe sintetiche: solo le caramelle sono dolci con tutti
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  online
Chiedetele la vibroguida
Lo strano caso della bionda intelligente
L'orso salento-padano
E' lui, è lui
  cerca

 

ASTENERSI PSICOPATICI

Blog interdetto a necrofili, fascisti, omofobi, donne frustrate, noiosi, fidanzate gelose, misogini, amiche e amici delle donne frustrate, deficienti, democristiani, sgrammaticati, petulanti, sposati infelici, integralisti religiosi, beoti maschi, benestanti, paranoici, antiabortisti, mostri, bugiardi, mitomani, donnette, pseudo esseri, antipatici, ignobili, doppiogiochisti, permalosi, portatori di faccine, spammatori, esseri con le unghie nere, assenteisti, spergiuri, indossatori di bordeaux, scrittori di po' e di dà e di qual è incapaci, soggetti convinti che le scarpe debbano essere comode e servano per camminare.

Leggere questo blog non è un bisogno fisiologico! 
Ma crea dipendenza


Copyright by Uic & Sabbia.ilcannocchiale.it

 




L'amore (così almeno se lo figura lei) è roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda, uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce più del tennis!, da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi.

[G.B. Einaudi, Il giardino dei Finzi Contini]

Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce a immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che prima o poi l'avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E' scoppiata tutto d'un colpo.

[A.B. Feltrinelli, Oceano Mare]

Ma lei è contento?
Molto. Anche se la contentezza è un lavoro. L'amore è un lavoro, e non è part-time. Roba da professionisti. L'amore è annoiarsi, sentirti dire non ti comporti bene, sei uno stronzo. L'amore è anche essere spenti, è sapere come si trasformano gli anni, che cosa diventa la passione, saperla riaccendere, saper convivere se si è spenta. L'amore è tanti cazzi, ma tanti...

[S.C. Vaniity Fair]

Gravity is not responsible for people falling in love.

[A.E.]

Mi riconosci ho le scarpe piene di sassi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti, gli occhi pieni di me.

[L.C]


Mano. La mia, almeno.         


 

Borsa. La mia, almeno.




- Scommetto che sei una ragazza di un certo tipo, - disse Checkers.
- Lo siamo tutte, - rispose Donna.
- Scommetto che sei quel tipo di ragazza che se sta camminando per strada e passa uno con una macchinazza e le urla qualcosa tipo 'Ehi, bella gnocca' non sorride nemmeno.
- Probabile.
- E scommetto che se quello diventasse volgare e dicesse che forse potreste combinare qualcosa, continueresti a non sorridergli. Saresti troppo sofisticata per lui.
- Giusto, di nuovo.
Checkers diede una manata al piano del tavolo. - Cristo! - esclamò a voce alta. Sembrava arrabbiato.
Donna ne fu sorpresa. Pensava stessero facendo conversazione.
- Cristo! - ripetè Checkers. - Ma chi cazzo vi credete di essere, voi donne?
Donna aggrottò le sopracciglia.
- Pensate che gli uomini siano raffinati? Pensate che moriamo tutti dalla voglia di farvi la corte? Di portarvi fuori a cena e di fare conversazione? Cristo! [...] Ma non capite? - Gli occhi di Checkers erano incollati a quelli di Donna. - Non capite proprio la perfezione di un 'Ehi, bella gnocca' detto da un uomo che non ha altro da dire?


[D.S., Einaudi, Baciarsi a Manhattan]




 

Diario | I subumani | Il bestiario | La Strega consiglia | Chiavi (in senso oggettistico) | Il mio meglio (pare) | Nuovo testa i lettori |
 
Diario
1visite.

18 gennaio 2011

Appuntamento con trauma (post più lungo dell'appuntamento)

Salgo in macchina, sorrido e non dico una parola. Infilo le mani sotto le gambe, sto tranquilla. Ho fatto un fioretto, quest'anno. Niente spezzare silenzi.
E siccome non dico nulla, lui si mette a parlare di tecnologia Apple. Dice: credo sia solo una questione di moda.
Io penso: ammazza che pensiero brillante e originale. Ma anche: Mic, dagli una possibilità (sarà il mio mantra fino alle 23 e 34).
E' così concentrato sulla moda Apple che sbaglia strada (e sono le nostre strade, Gesù! come fai a sbagliare? come?!). Dico: avevi voglia di fare qualche curva? Lui mi guarda e dice: forse hai ragione, ma allunghiamo solo un po'. Io penso: sì, un po', circa 15 km.
Si perde (anche) per le strade di Cabiate (che saranno sì e no 3 in tutto, vedi googlemaps) per portarmi nel locale che ha scelto. Cerca disperatamente un parcheggio vero per le 3 strade di Cabiate. Finiamo su uno spiazzo. Mi dice: secondo te qui possiamo lasciarla? A parte che quest'uso improprio delle persone verbali mi dà immediatamente i brividi, dico: beh, direi che puoi lasciarla qui. Non credo dia fastidio a qualcuno. E non vedo autoarticolati in manovra...
Ora. Stefano non ha riso una volta, una! guardate che si dicono e possono dire tantissime cose sgradevoli - e vere - su di me (peraltro chi non mi attribuisce un carattere indecente mi perplime sempre assai). Ma io sono divertente! ve lo giuro! Chiedete in giro! Cazzo, poche certezze, ma quelle scolpite nella pietra.
Comunque percorriamo i 20 metri che ci separano dal locale in perfetto silenzio. Vedi alla voce fioretto.
Entriamo (ah, ecco: pure il momento di sbattimento in cui siamo entrambi davanti alla porta e io ho le mani in tasca e lui forse si aspetta che apra io, ma non è per supponenza che non lo faccio. Non mi viene in mente. E manco a lui).
Il posto è una specie di birreria semistorica, ci sono i boccali personalizzati su una vetrinetta. Ci portano, credo, 7 o 8 liste diverse. Chiedo: sei un appassionato di birra? Lui risponde: Beh, abbastanza. Io allora dico (perché, diciamocelo: posso farmi anche lo sbattimento di leggere 7 o 8 menù di birre con relative descrizioni? No): hai qualcosa da consigliarmi?
Lui entra nel panico.
Inizia a sfogliare compulsivamente le liste (infinite) e a sudare copiosamente, tant'è che tira fuori un fazzoletto di stoffa per asciugarsi la fronte. Ma forse è il caldo. Ho un moto di tenerezza che dura circa 4 secondi. Poi dice: hai qualche preferenza? Io rispondo: non bevo weiss, pils e scure. Questo lo stronca. Ricomincia a sudare e ributta il naso (bellissimo) nelle liste. Eppure è facile, cazzo. Leva queste e ti rimangono bionde, rosse e doppio malto. Dice: ok, ci sono. Chiama la cameriera.
La birra che con un moto di genio ha scelto per me si chiama Blonde e qualcos'altro non c'è. Che sifga però: saranno 500 birre diverse. Lui sbianca e ne sceglie un'altra a caso. Ovviamente finisce che bevo una birra scura.
Cerco di aiutarlo malgrado il fioretto.
Io: bene, quindi tu suoni?
Lui: sì, il piano. Col mio gruppo facciamo jazz.
Porc. Io non so una mazza di jazz. Dico davvero. Potrebbero farmi delle supercazzole jazzistiche e non me ne accorgerei. Oltretutto ho una mia teoria sul jazz e il teatro, ma me la tengo per me.
Ha l'accortezza di non chiedermi se suono anche io (nel caso avrei risposto con una battuta volgare che ho risparmiato a lui e risparmio a voi). Chiuso il discorso musica.
Io: e fai qualche sport?
Lui: sì, sci di fondo.
Se potessi piangere, lo farei. Ve lo giuro. Lo sport che associa noia, montagna e fatica.
Io: ah, ehm... bello... ma ci vai spesso?
Lui: tutti i fine settimana.
Io: bene! ma da solo?
Lui: beh, sì.
Io: e non hai paura?
Lui: di cosa?
Io: non so, di farti male...
Lui: mannò|
Io: o di essere aggredito da un animale.
Ora: una persona con un minimo minimissimo senso dell'umorismo, avrebbe riso. Non avrebbe pensato: questa è cretina. Vi pare?!
Lui, serissimo: tipo quale animale?
Io: non so... uno stambecco, un cervo, un cinghiale, una poiana! Uno scoiattolo ebefrenico!
Zero. Mi guarda come fossi un'aliena. Pfff.
Lui: a te piace la montagna? Potremmo andarci.
A questo punto, non ho più bonus. Va bene, è veramente figo, altrimenti col cazzo che. Ha l'età giusta. Abita a 10 km da me. E' gentile. Ma la montagna no.
Io: beh, guarda. Sarò sincera anche se brusca. Preferirei andare a visitare un inceneritore.
Lui (sconvolto, ma con lo sguardo fisso sulla mia scollatura, tanto che non capisco se sta parlando a me o alle mie tette): nel senso che non ti piace?
Io: nel senso che se mi ci portano è per punirmi di qualcosa di gravissimo, come minimo.
Lui: ma nemmeno camminare?
Io: uh. Io cammino tantissimo, senza mai lamentarmi, solo se ho vetrine alla mia destra e alla mia sinistra.
Per un secondo penso: ora gli chiedo se ciaspola, così la finiamo qui. Mi maledico per aver lasciato la macchina a Cantù, dove è venuto a prendermi. Poi penso: dai, magari ama la montagna ma ha dei lati positivi.
Chiudo anche questo discorso.
Io: vivi solo?
Lui: no, con mia madre.
Cristosanto. Può esserci qualcosa di più lontano da me di un ingegnere 35enne (mica un bambinetto) fondista jazzista che vive con la madre?
Lui: sai, ci ho pensato, ma per ora è molto più comodo così.
Io, sarcastica: nel senso che ti fai stirare le camicie?
Lui: sì. Ma anche i miei fratelli che sono sposati portano le camicie a mia madre.
Non so a voi, ma a me è venuto in mente Psycho. Eddai cazzoooooo, ma cos'hai? 5 anni? sei un dirigente, hai 35 cazzo di anni e stai ancora sotto la sottana della mamma? Per non parlare dei tuoi fratelli?! Non oso immaginare le mogli. Mi fanno tenerezza solo a pensarci. Anche ora che ne scrivo, vi giuro: mi vengono i lacrimoni.
Sono quasi senza parole, ma come mi disse un'amica mille anni fa: ci credo che ci parli bene, tu riusciresti anche a parlare con la gamba di un tavolo.
Intanto mi sto autoflagellando per aver accettato un primoappuntamento con uno che ho visto sì e no 15 minuti da brilla al gelo.
Vorrei affrontare l'argomento politica per dargli la mazzata finale, ma ho come il sospetto terribile che lui si senta abbastanza simile a me. E' l'aria di lago che ottenebra le menti? O davvero io sembro una fottuta berlusconiana? Sapete che è uno dei miei più atavici crucci. In ogni caso, no. La politica potrebbe farmi spostare la sedia con calma, prenderla in mano e sbattergliela ripetutamente sulla sua testa.
Ma lui sembra coraggioso.
Lui: che ne pensi del referendum su Mirafiori?
E io a questo punto ho la netta sensazione che sia un cretino. O almeno che c'è una stracazzo di ragione se a 35 anni bello com'è è solo (con la madre).
Io: mmm... tu che idea ti sei fatto?
A sto punto la fossa scavatela da solo, ti pare?
Lui: spero ovviamente che vincano i sì.
E' in quel momento che sorrido e dico: scusami, sono molto stanca, ti spiacerebbe portarmi alla macchina?
Al ritorno grazie a Dio non sbaglia strada, quindi ci mettiamo 7 minuti al posto di 35. Ma se voi pensate che si sia toccato il fondo, sbagliate.
Arriviamo alla Uic's car e lui dice: che macchina, per una donna!
Io rimango zitta. Basta bonus, ho detto.
Però voi legittimamente penserete: visto l'andamento della serata, lui si sarà reso conto che nemmeno sotto tortura uscirei con lui un'altra volta? Certo!
Si vede quello che penso e che sento in ogni istante e immagino che da sempre faccia comodo a molti pensare di non aver esattamente colto i miei pensieri. Ma qui, anche senza scomodare la mia trasparenza, porcatroia, ci sono dei dati di fatto: non abbiamo nulla in comune. E inoltre, diciamolo francamente: a me non frega una stramazza di conoscerlo. Mi annoia solo l'idea, Gesù.
Invece Stefano proprio davanti alla mia macchina si rivela un completo deficiente e spegne il motore.
Io metto la mano sulla leva per aprire la mia porta ma non riesco a estrarre la borsa perché è incastrata tra i miei piedi e il sedile che è molto avanti (dev'essere che la mamma è una tappa).
Lui dice: aspetta.
Ed è lì che succede.
Contro qualunque logica umana, contro il buon senso e contro il buon gusto allunga una mano e mi prende la testa. Io disincastro improvvisamente la mia borsa (per inciso: è una borsa gigantesca, potrei nasconderci dentro delle persone) mentre lui con una manovra acrobatica mi mette una mano sulla nuca e avvicina la mia testa alla sua.
E' in quel momento che mi si parano davanti due possibili soluzioni: o gli do la testata che si merita e gli spacco il naso, godo del sangue che esce copioso dai suoi nari e lo lascio a dissanguarsi sulla sua auto. O prendo una craniata mai vista contro il vetro del finestrino mentre allontano con grinta la testa per evitarlo.
Vi lascio nel dubbio, sapendo che qualcuno si è fatto molto male.
E con una certezza: escludo nella maniera più assoluta di aver fatto cose tanto orribili da meritare che il cielo mi mandi giù un primoappuntamento così.








permalink | inviato da uic il 18/1/2011 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
sfoglia
dicembre        febbraio